Ma “Zelig” è su Canale 5? No, in Parlamento.

20 01 2010

Durante il pomeriggio di mercoledì 20 gennaio ho deciso di collegarmi sul sito della Camera dei Deputati, con la voglia di ascoltare il question time.

Ho visto il Ministro di Lavoro Salute e Politiche Sociali – Sacconi – durante il question time, ridere e parlare con i suoi “compagni di banco” anziché ascoltare i deputati che l’interrogavano in merito all’indennità di disoccupazione e alla cassa integrazione. Sacconi ridacchiava e si distraeva, come fanno gli scolaretti in aula.

Rideva, sì, a quanto pare l’argomento gli pareva divertente.

Ore 15:03. Renato Cambursano (Idv) ha perso la concentrazione, ha fermato il suo discorso poiché il ministro Sacconi lo distraeva ridendo.

Il Ministro ha poi risposto dicendo grossomodo: “Come lei pocanzi ha citato…” e ha elencato dei dati e dei nomi di organizzazioni sindacali.

Piccolo particolare: il deputato dell’Idv non aveva minimamente citato le organizzazioni sindacali. Neanche un cenno. Quindi il Ministro non aveva neanche ascoltato l’interrogazione parlamentare! Anzi, non aveva neanche fatto finta di ascoltarla.

Innervosito poi dalla risposta del Ministro, Cambursano ha quindi detto: “Ministro, lei non tiene conto dei dati diffusi della Banca d’Italia e delle indicazioni dell’OCSE, voi del Governo non pensate ai problemi dei cittadini ma solo all’immunità del vostro capo”.

La seconda parte della sua asserzione potrebbe anche sembrarvi fuori luogo, ma per quel che riguarda la prima parte era vero.

Ore 15:16. Anche stavolta il Ministro faceva finta di ascoltare, e rispondeva citando dati che non corrispondevano alla realtà, ma che facevano comodo al Governo. Tanto che la deputata del PD Doris Lo Moro gli ha detto: “Ministro, la matematica è d’accordo dappertutto, e lei è palesemente in errore”.

E lui rideva. Non se ne curava.

Per carità, non è il primo né ultimo Ministro a comportarsi in maniera così menefreghista e sfacciata in Parlamento. Forse per lui è normale comportarsi così, come se si trovasse a casa sua. Però mi ha sorpresa lo stesso. Mi sono come sentita prendere in giro. Dov’è il rispetto per l’opposizione?

Il disinteresse nei confronti del cittadino è palese e si manifesta anche nella mancanza di rispetto e formalità in Parlamento.

Alcune volte, in Parlamento, si vede gente comportarsi come se fosse al bar. Sì, perché c’è persino chi parla al cellulare (attenzione eh, lo fanno mettendo la mano davanti la bocca, per evitare che le telecamere riprendano il labiale della conversazione. Cassano docet!), c’è chi va a trovare gli amici in giro per l’aula, c’è chi parla della propria famiglia, c’è chi organizza cene al ristorante, etc.

Si potrebbe anche dire che i parlamentari non abbiano interesse a rispettare la funzione del Parlamento, e – per estensione – i cittadini. Sarebbe sbagliato affermare una cosa simile? Chissà.

Ho letto che si stima che la disoccupazione in Italia, nel 2010, toccherà quota 10,5%. Non mi sembra un dato confortante, né tanto meno spassoso.

Però il Ministro del Lavoro – e sottolineo: del Lavoro – rideva.

Perché?

Vorrei capire che cosa ci sia di così tanto divertente, cosicché possa ridere anche io.

O forse aveva davvero ragione Cambursano, quando prima aveva detto che il Ministro rideva poiché era assolutamente distante dai problemi del cittadino e poiché pensava solo all’immunità del suo capo. Sì, del suo capo comico, a quanto pare.





Cina: paragonare il Dalai Lama ad Osama bin Laden.

17 11 2009

Certe volte penso alla Cina e mi chiedo se davvero essa si meriti il regime che si ritrova. Un potere politico terribile, dal nostro punto di vista. Un potere militare e repressivo, all’interno di un Paese dalla stupenda cultura millenaria. Un potere che da 50 anni reprime la cultura tibetana, e non solo. Mi chiedo se questa sia la vera anima dei cinesi, mi chiedo se gli studenti la pensino come i loro leader.

A me dispiace tantissimo che in Cina ci sia quel determinato potere politico, che ci sia un leader che è diventato tale – nonostante la sua “giovane” età – perché si è distinto nella lotta, una impari lotta, contro il Tibet. Mi dispiace che ci sia quel potere politico che censuri Internet, che neghi i diritti umani, e quant’altro.

Riguardo la frase che ho inserito nel titolo di tale post… Si tratta di una frase che ho ieri mattina, all’interno di un quotidiano.

Da un lato, un leader spirituale che si batte per i diritti umani.

Dall’altra, il capo dei terroristi.

E la Cina li considera come se fossero uomini della stessa pasta.

Capisco che la Cina, per le sue (ingiuste) ragioni odi il Dalai Lama, ma sono rimasta un po’ sorpresa dal leggere che il Governo cinese consideri quei due uomini alla stessa stregua.

In Corea del Nord, dove vi è un altro regime dittatoriale, uno dei libri più richiesti nelle biblioteche è “1984” di George Orwell (l’ho letto qualche settimana fa su “Repubblica”, c’era un bellissimo articolo di due pagine), è segno che un minimo di mentalità – almeno negli studenti – stia cambiando. In Cina, invece, qual è l’opinione prevalente dei giovani studenti? Sarebbe curioso saperlo.

La realtà purtroppo è questa: George Orwell è stato una sorta di “Nostradamus”, ha predetto tutto.

Il pensare che il Grande Fratello esista, e che esista in più luoghi al mondo, è una cosa senza tempo, sì, ma nonostante ciò suona quasi assurdo che si paragoni il Dalai Lama ad Osama Bin Laden, e che poco lontano da lì ci siano persone che si battono per imbavagliare un’altra pietra miliare dei diritti umani, Aung San Suu Kyi… Il Grande Fratello, esiste. E il pensare che le differenze tra il “1984” e il 2009 siano poche, mi rende parecchio malinconica.





Gerontocrazia Italiana.

8 11 2009

Pochi anni fa un gruppo di sociologi ha condotto un’indagine sull’élite italiana, catalogando migliaia di curricula contenuti nell’edizione 2005 di “Who’s who in Italy”. Ne è uscita fuori una radiografia impietosa: un’oligarchia di 17mila personaggi, <<maschile, centro-nordista, invecchiata, con vistosi problemi di ricambio, forte in consenso e debole in competenza>> (Carboni 2007, p. XII).

Tra le élite nazionali, coloro che non hanno ancora compiuto trentacinque anni rappresentano meno del 3% del totale. Il Rapporto Luiss 2008, “Generare classe dirigente”, ha messo in luce che il 60% dei politici italiani sono ultrasettantenni, quando nella penisola iberica lo stesso dato s’arresta al 4,3%.
D’altronde non c’è da meravigliarsene, se mettiamo a confronto l’età degli ultimi due Presidenti del Consiglio, Prodi e Berlusconi, con quella di Aznar e Zapatero, che avevano entrambi quarant’anni quando ottennero le chiavi del governo.

La cosiddetta gerontocrazia non domina solo nel campo della politica e dei sindacati, ma anche in altri ambiti.

Per quanto riguarda l’economia, dati Unioncamere attestano che tra il 2002 e il 2008, la percentuale di imprese individuali in mano agli under trenta è scesa del 7,6%; di contro, le imprese in mano agli ultra settantenni sono aumentate del 6,3%.

Giornalismo: in Italia la gerontocrazia è pari al 59%, mentre nei paesi scandinavi essa è pari al 7,2%.

Liberi professionisti: in Italia il 63%, mentre nella Polonia il 43,4%.

Docenti universitari: nel 1965 si guadagnava la cattedra a trentacinque anni, nel 2005 a cinquantatre-cinquantanove anni.

Ecclesiastici: in Italia il 93,3% degli alti prelati ha più di settant’anni, mentre in Francia il 66,7%.

E persino nel calcio: la nazionale del 2006 è stata la più anziana degli ultimi quarantaquattro anni a vincere un mondiale; inoltre nel giugno 2008, quando le sedici squadre partecipanti agli europei di calcio sono scese in campo, quella italiana risultava di nuovo la più vecchia.

È il caso di dire che il calcio sia lo specchio della nostra società.

 

 

[Dati tratti dall’ultimo libro del prof. Michele Ainis]





Dialogo sulla Creazione e dintorni.

4 11 2009

Ormai a Palermo, in qualsiasi direzione andiamo, c’è gente che ci ferma.

Pensiamo ad esempio a quei ragazzi che ci fermano all’incrocio tra corso Vittorio Emanuele e via Roma: “L’ultimo libro che hai letto?”. A tale domanda, ci sono persone che si fermano a parlare per diversi minuti, e c’è chi invece si congeda con un lapidario “a tia chi ti nni futti?!”.

Vi esorto a rispondere con “sono già iscritto”, in tal modo essi capiranno che siete fuori dal target di possibili clienti a cui appioppare un abbonamento ad una rivista che contiene solo offerte per “libri” di Moccia e Dan Brown. Scusate, non posso fare a meno di mettere la parola libri tra parentesi, ma ci sarebbe da fare un altro discorso che è meglio evitare.

 

L’altro giorno stavo aspettando l’autobus. Accanto alla fermata sita in Viale delle Scienze era stato montato un piccolo gazebo sul tavolo del quale vi erano dei volantini con su scritto “La Verità”. C’erano degli uomini e delle donne che fermavano gli studenti universitari che uscivano dall’Ateneo, ma – a differenza dei ragazzi della libreria – non volevano farci entrare in un negozio, bensì nella loro religione.

Una donna sui 30-35 anni si è avvicinata a me, con in mano uno di quei volantini. Mi ha chiesto se mi poteva parlare, io ho gentilmente risposto di sì, specificando però che non sono cattolica. Non credevo che facesse parte dei Testimoni di Geova, l’ho scoperto solo dopo.

Lei mi adduceva le prove che, secondo lei, attestavano quanto detto dalla religione e dal Creazionismo, mentre io facevo in modo che lei arrivasse a toccare determinati punti, in modo da confutarla.

Le ho parlato sempre portandole rispetto, parlando lentamente, civilmente e con calma. E poi mancavano venti minuti alla partenza del bus.

Vi riporto alcuni punti che sono stati toccati.

Ha iniziato aprendo la Bibbia. “In principio Dio creò il cielo e la terra.” Ha detto che questa frase, secondo lei, provava tutto: l’esistenza di Dio e il fatto che Lui ci abbia creati.
Io le ho risposto dicendo che, sempre secondo il mio modesto parere, quella è una petizione di principio (“Una petizione di principio è un errore logico consistente nel dare già per scontato tra le premesse di un’argomentazione ciò che si intende dimostrare”).

Poi ha detto che la Bibbia ha predetto tantissime cose che poi si sono avverate. Ha dunque aperto una pagina – mi pare di aver letto il nome “Timoteo” – in cui c’era scritto che gli uomini un giorno sarebbero diventati lussuriosi, e c’era anche una lista di vizi.
Io le ho risposto sostenendo che la Bibbia non ha scritto date esatte; se volessimo dar ciò per vero, allora dovremmo dar per vero anche la profezia di San Malachia, il quale ha predetto le caratteristiche di molti Papi, affermando che l’attuale Papa sia l’ultimo (avrei potuto citare Nostradamus, ma sono rimasta nel campo religioso nel tentativo di confutarla sul suo stesso campo), ho subito aggiunto che io non credo in tale cosa (giusto per farla avvicinare alle mie idee dandole ragione).
Le ho poi detto che l’uomo è sempre stato pieno di vizi, lo era anche Zeus stesso, nella mitologia Greca, quindi la natura umana è sempre stata la stessa. Ho continuato dicendo che in generale molte profezie, non solo la Bibbia, sono acrobazie interpretative usate per avallare tesi catastrofiche.
Quindi lei ha citato i Maya dicendo che per lei la loro profezia era una falsità. Neanche io credo alla profezia Maya. Ma ho risposto dicendo che anche gli interpreti della stessa Bibbia, nel VII sigillo dell’Apocalisse, collocano la fine del mondo intorno alla stessa data. “Vuole forse dirmi che anche la Bibbia ha torto? E poi, se i Maya e la Bibbia avessero collocato la fine del mondo nella stessa era, perché dare ragione solo alla Bibbia?”.

Poi lei è tornata nell’ambito della Creazione, tramite una metafora.
Lei: “Sei tu prendi i vari compenti di un orologio e li metti insieme, mica ti viene un orologio!”
Io: “Ci vuole arte, intelligenza”.
Lei: “Sì!”
Io: “Quella di un orologiaio, infatti”.
Lei: “Ma se metti i pezzi a caso non ti verrà un orologio.”
Io: “Però qualcuno l’ha fatto. E grazie a lui noi oggi abbiamo gli orologi al polso, e posso stabilire con certezza tra quanto dovrebbe arrivare l’autobus.”

Lei è rimasta in silenzio per qualche secondo.

Ho iniziato a parlare della teoria evoluzionistica, ma lei ha continuato: “Noi vediamo a colori! Perché secondo te siamo fatti così bene? Solo un Dio ci ha potuti creare!”.
Io le ho risposto in modo strategico: “Quindi lei pensa che ci sia un disegno intelligente?”.
Lei: “sì”
Io: “E perché dunque non pensa che questo disegno intelligente sia proprio la selezione naturale?”
Lei: “tutto insieme?! come potrebbe mai essere?”
Io: “In milioni di anni di evoluzione, ovviamente. Il caso, nella sua essenza, ci ha portati ad evolverci in modo tale da, come dice lei, vedere a colori. Ci siamo adattati, grazie alla selezione naturale”.
Lei: “Ma allora come spieghi la vita? Come può nascere senza una scintilla divina?”.
Io: “Ho una mia spiegazione anche per questo: io sostengo la teoria panspermica, secondo la quale la vita sulla Terra sia arrivata tramite asteroidi contenenti batteri primordiali, che si sono poi adattati all’ambiente terreste, diventando ciò che siamo oggi: esseri che vediamo a colori”.

Ha cominciato a balbettare, ma poi ha preferito non proferire parola.

Poi è arrivato l’autobus. Quindi io l’ho ringraziata per questo interessante dibattito, e l’ho salutata. Lei ha insistito nel darmi un libricino gratuito, intitolato “Esiste un Creatore”.

Giunta a casa ho aperto tale libricino, e ho letto: “Tradotto dalla Congregazione Italiana Testimoni di Geova”.

Era una Testimone di Geova.
Ha tentato di convertirmi alla sua Verità.
Ma io ho ricambiato, tentando di convertire lei alla Scienza.

Inutile dire che quel libricino si trovi ora nel sacchetto della raccolta differenziata, e inutile dire che questo non sarà tra “gli ultimi libri che ho letto”.





Inconfutabile divinità

4 11 2009

Dio, sempre che esista, ammette che ci siano persone che la pensano diversamente riguardo la sua esistenza e le sue opere. Tant’è che vero che esiste una molteplicità di religioni, e nessun Dio di queste religioni ha mai fulminato i seguaci degli altri.

Invece Silvio, in 73 anni della sua vita, non ha ancora capito di non essere Dio.
Lui non è Dio.
E se qualcuno osa farglielo notare, viene schernito per il colore dei suoi calzini, o gli viene attribuita una non-Italianità che – a detta dell’aspirante Santo, o meglio: Dio – va contro tutto ciò che è buono. Lui è buono. Lui è il buono. Lui è il futuro “Santo Subito”.

Se osi fargli notare le sue malefatte, finirai a Mattino Cinque.
Non verrai schernito per il tuo colore politico – come d’altronde ci si potrebbe aspettare quando una TV è in mano di un politico -, no, verrai schernito per il colore dei tuoi calzini.

Esiste un termine tecnico per tutto questo. Un termine che si trova su qualsiasi manuale scolastico: “demonizzazione dell’avversario politico”.
Ossia il dipingere l’oppositore come il demonio, e il decantare se stessi come i salvatori e i protettori della Patria.

Riguardo l’URSS sui manuali è scritto questo.

Ciò che mi chiedo io è: i manuali del futuro, useranno tale termine anche per definire l’attuale politica Italiana?
Ho spesso cercato di richiamare l’attenzione di chi mi sta attorno mediante esempi e similitudini con trascorsi periodi storici.

Ai posteri l’ardua sentenza.
E anche ai giudici (tutti comunisti, ovviamente).





Alcune pagine scritte da Doris Lessing.

23 10 2009

Brano tratto da “Gatti molto speciali”, del premio Nobel per la letteratura Doris Lessing.


[…]

La gatta nera aveva un’enterite. […]

Durante la seconda notte di malattia mi svegliai e la trovai accucciata ad un angolo – che tossiva, così pensai a tutta prima. Invece stava cercando di vomitare, senza che le fosse rimasto più nulla da rimettere. Aveva le mascelle e la bocca ricoperte di una schiuma bianca. […] Gliela lavai via. La gatta tornò ad accucciarsi nel suo angolo, guardando davanti a sé. Il modo in cui stava seduta appariva minaccioso: immobile, paziente, e non dormiva. Aspettava.

La mattina dopo la portai all’ospedale dei gatti che era dietro l’angolo, ormai rosa dal rimorso per non averlo fatto prima. […]

Quando riportai a casa la gatta nera, questa si diresse con aria macilenta verso il giardino. Era l’inizio di autunno e faceva freddo. La gatta si accucciò contro il gelo del muro di cinta, con la terra fredda sotto di sé, nella stessa posizione di paziente attesa di prima.

La riportai dentro e la deposi su una coperta, non troppo lontano dal termosifone. Lei se ne tornò in giardino: stessa posizione, stessa paziente posizione di morte.

La riportai dentro e la chiusi in una stanza. Lei si trascinò sino alla porta, e si sistemò accanto all’uscio, con il naso verso la porta, aspettando di morire.

La tentai con acqua, acqua e glucosio, succhi di carne. Non è che lei li rifiutasse: ormai ne era al di là; il cibo era qualcosa che si era lasciata dietro di sé. E non voleva ritornare, non voleva.

[…]

Mischiai assieme un miscuglio cattivo ma efficace, glucosio, sangue e acqua, e cominciai a lottare con la gatta nera.

Non intendeva aprire le mascelle per mandarlo giù.

Una minuscola creatura febbricitante, lieve come un’ombra, che aveva perduto tutta la sana compattezza delle proprie carni, sedette, o per meglio dire, mi crollò in grembo, continuando a tenere i denti chiusi contro il cucchiaio. Era la forza della debolezza

[…]

Quella notte la misi sul letto accanto a me e la svegliai ogni ora, sebbene non fosse veramente addormentata. Lei si accucciava, il candore della febbre che si spandeva in ondate tutto attorno a lei, gli occhi aperti a metà. Pativa l’avvicinarsi della fine della vita.

[…]

All’ospedale le cominciarono a fare delle iniezioni di glucosio. Ogni iniezione le lasciava una larga protuberanza morbida sotto la pelle indurita. Ma a lei non importava, a lei non importava niente di niente.

Ora che la febbre era passata, la gatta aveva molto freddo. La avvolsi in un vecchio asciugamano e la misi vicini al termosifone. Ogni mezzora la gatta nera e io lottavamo [per farla bere]. O piuttosto, l’intenzione di morire, della gatta nera, lottava contro la mia intenzione che lei non morisse.

Di notte, si accucciava sul letto al mio fianco, scossa da quel triste e debole tremolio interno che è proprio dell’estrema debolezza, con l’asciugamano avvolto su di lei. Dovunque la mettessi rimaneva ferma. Non aveva la forza di muoversi. Però insisteva nel non aprire le mascelle per ingerire il liquido. Quello non intendeva farlo. Tutta la forza che le rimaneva veniva messa nel dire no.

[…]

Da giorni ormai non si leccava più, non si puliva. […] La pelliccia sembrava quella di un gatto morto, piena di polvere e batuffoli di lanugine.

[…]

Poi la gatta nera cominciò a riprendersi, ed ebbe inizio il periodo peggiore – peggiroe dal nostro punto di vista. Ma forse anche quello della gatta nera che era stata riportata con forza alla vita contro la sua volontà. […] Una bestiolina ammalata e distante, sempre accucciata rigidamente, che non si raggomitolava mai, né si stiracchiava. E aveva lo sguardo fisso – una gatta che faceva pensare all’immagine della morte, con quei suoi occhi fissi e distanti.

[…]

Ma invece migliorò. […] Ricominciò a mangiare. E un giorno, invece di fissarsi nella sua solita posizione accucciata, di attesa, si ricordò che si poteva anche raggomitolare. La cosa non le venne facile, né immediata. Fece due o tre tentativi, come se i muscoli non ricordassero più come si faceva. Poi si acciambellò, naso contro coda, e si addormentò. Era di nuovo una gatta.





Quando avevo 14 anni…

22 10 2009

Questo è un tema che scrissi al primo anno delle superiori, molti anni fa.

La prof pianse dalle risate.

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“DISPOTISMO FELINO”

Attenzione: i contenuti di questo testo sono assolutamente veri.


La mia gatta si chiama Perlina (detta anche Pirla): l’ho chiamata così perché quando era piccola aveva una piccola macchia bianca sotto il collo. Non sapevo che quella macchia sarebbe diventata quanto una casa!

Pirla è talmente grassa che quando la gente la vede dice:

-è un maschio castrato?-

e io -No, femmina.-

-è incinta?-

-No, obesa.-

Pirla è così lardosa che quando sale le scale si fa male. Inoltre deve fermarsi ogni sei gradini perché si stanca… E io non posso aiutarla portandola in braccio perché mi faccio male io!

Ci fu un periodo che Pirla non mangiava, tanto che s’era ridotta a quasi metà del suo peso: a quel punto mi accorsi che Perlina non era obesa: era slabbrata.

Questo perché quando era piccola s’è accoppiata con suo fratello (Tommy, morto investito) e le è rimasta la pancia sformata.

Perlina è nata il 19 marzo 1993; è bellissima: rossa con striature; è diversa da tutti gli altri gatti perché non è né color miele né rosso acceso; attorno agli occhi ha un contorno bianco, ha gli occhi verdi sull’arancio, simili al colore del pelo; la pancia non gliela vedo quasi mai perché quando si mette sottosopra è come uno scarafaggio quando si ribalta, quindi evita di mettersi a pancia in su.

La mia gatta è come una bambola: quando la tocco parla; solo che, al posto di dire “mamma!” dice “mè!”, non ha mai detto né “miao” né qualcos’altro… Ha un vocabolario alquanto ridotto. Ah, si: quando è innamorata grida “mmaao!” tipo quando deve vomitare (sul divano, ovviamente).

Sta con un gatto nero, con la coda mozza e senza un occhio… Contenta lei…

È una vecchiaccia, però le piace giocare come quando era cucciola… A quel tempo il peso le permetteva di saltare in alto.    Bei tempi quelli!

È capace di aprire le porte abbassando la maniglia con una zampa, stando su un mobiletto o sul divano accanto la porta.

È una vera consumazione.

Quando le verso il cibo sulla ciotola, lei corre e spesso travolge l’altra gatta, Tiffany… E quella scema le sta dietro ad aspettare il turno! Bwahah!

Tiffany (detta Fanuzza) è una gatta persiana tabby.

È talmente idiota che si spaventa della sua ombra (è vero). Tiffany è la schiava di Perlina: quando Pirla la guarda in faccia con aria minacciosa, come se volesse dire -Ouh, vieni o ti graffio!-, Fanuzza ingrossa le sue pupille assumendo l’aspetto di un gufo e incomincia a leccarla. Sì, Pirla è talmente pigra che è arrivata al punto di schiavizzarla, è una gatta prepotente con manie di grandezza e di monopolio.

A volte cerca di intimidire anche me, soffiandomi in faccia con il suo alito di pecora… E devo ammettere che è a dir poco pestilenziale.

Analizziamo l’utilità di Perlina…

Mia sorella la usa come antistress mentre studia; è uno scambio eguale perché Pirla gode; solo che, ad un certo punto, mia sorella la butta a terra perché la gatta si mette a fusare e a me sembra di avere un cinquantino dentro la stanza.

Mia madre la usa come compagna quando rimane sola a casa; ma non serve a niente perché Pirla dorme tutto il giorno e apre gli occhi solo quando sente il rumore del frigo che si apre.

Mio padre la prende a calci in culo perché è una gatta ladra di cibo: lo ruba e lo va a mangiare davanti agli occhi di Tiffany. Sì, ho una gatta sadica.

Vorrei raccontare un episodio della vita di Perlina…

Nel settembre del 2000, sono partita per una settimana. Mia madre le lasciò sette ciotole piene di “croccantini”: il secondo giorno se li era mangiati tutti; quindi decise di scappare di casa in cerca di cibo. Quando quella cleptomane di mia nonna salì a casa mia per “controllare la situazione” (questa è la versione che ha raccontato… In realtà so bene che voleva curiosare), Pirla scappò correndo per le scale e uscì di casa.

Tornata a casa, non trovai nessuno oltre a Tiffany, che era quasi rimasta senza cibo… Povera fessacchiotta!

Per circa trenta giorni non ebbi notizie di Perlina.

Un giorno mio padre andò in campagna… E la trovò lì!

È apparentemente incredibile, perché Pirla aveva vissuto in campagna solo nei suoi primi mesi, facendo la strada (in macchina) solo due volte! Ma, la mia conoscenza etologica (io sono un’aspirante etologa) ha una spiegazione: in etologia questo fenomeno si chiama “apprendimento latente” ed è una forma di apprendimento empirico inconscio.

Perlina mangia tutto quello che non si muove; infatti, a volte, io ho paura di stare ferma.

Sulla fronte, le strisce formano una M, la M di “mangiona”… Si vede che il suo destino era già stato scritto!

Una volta, in estate, io e la mia famiglia stavamo mangiando in terrazza, Perlina s’aggrappò alla tovaglia: il telefonino di mio padre cadde a terra, due piatti gli caddero di sopra rompendosi… Mio padre si mise a buttare voci gridandole: -io ti ammazzooo!!!- e alla gente del quartiere sembrò che ce l’aveva con mia madre. Infatti un’ora dopo una vicina disse a una sua amica: -U sà, si sciarriaru maritu e mugghieri…!-

Tiffany ha sempre fatto gattini neri col pelo lungo; l’unica volta che ne ha partorito uno bianco… Questo è morto schiacciato… Sotto la pancia di Pirla. Povera anima innocente!

Un’altra volta, Tiffany partorì a terra, sotto una serie di ripiani con delle arance: Perlina gliele fece cadere tutte di sopra, ovviamente. Strage di gattini. In quel momento Tiffany assunse quella sua caratteristica faccia da gufo sconcertato.

Insomma, ho una gatta scema e un’altra dispotica.

L’utilità di Pirla è ancora in dubbio… il certo è che Perlina è sempre stata un’amica (al contrario di Tiffany, che è sempre impegnata a scappare dalla sua ombra), specie quando io era piccola e le tagliavo i baffi, credevo che anche per i gatti fossero “antiestetici”. Boh… Non lo so perché è cresciuta così! Forse ha preso da me! Ahahahah! (risata autoironica)